
Mythomorpho
Mythomorpho è uno spettacolo di teatro e miti della Compagnia dei Folli che immagina una società post-apocalittica alla ricerca di un nuovo inizio.
In un mondo che ha già affrontato il proprio collasso, l’umanità che resta si muove tra le rovine tentando di ricostruire una comunità attraverso la riscoperta degli antichi miti. Non storie appartenenti a un passato distante, ma archetipi ancora vivi, capaci di aiutarci a comprendere l’esistenza, la paura, la diversità, la conoscenza e il nostro bisogno di appartenere a una comunità.
In un paesaggio sospeso tra memoria e rinascita emergono figure archetipiche che diventano guide per una civiltà fragile.
- Il fuoco proibito della conoscenza, rubato da Prometeo, diventa il simbolo del bisogno umano di rischiare per conoscere ed evolversi.
- Pandora viene reinterpretata attraverso la lente dello stigma: la figura di una donna storicamente indicata come portatrice di sventura diventa occasione per interrogarsi sulla costruzione della colpa e del pregiudizio.
- Il Minotauro incarna invece la paura dell’altro: l’ignoto, l’ibrido, il diverso, l’escluso. La sua presenza pone una domanda che attraversa tutta la performance: chi decide cosa sia mostruoso e chi viene condannato a portare questa definizione?
- Attraverso Persefone, lo spettacolo affronta infine il tema della perdita e della trasformazione, compiendo un viaggio dal trauma verso la consapevolezza, la resilienza e la rinascita ciclica.
Mythomorpho costruisce il proprio universo attraverso un linguaggio prevalentemente visivo nel quale convivono teatro fisico, trampoli, danza verticale, maschere-esoscheletri, giochi pirotecnici e di fuoco.
I corpi degli attori diventano simboli e le loro trasformazioni costruiscono una narrazione fatta di immagini. Maschere e grandi figure modificano le proporzioni umane, i trampoli innalzano i personaggi trasformandoli in presenze archetipiche, mentre la verticalità porta l’azione dalla terra verso il cielo. Il fuoco assume contemporaneamente il significato di distruzione, conoscenza e rinascita. Lo spazio scenico diventa così una soglia tra passato e futuro, un luogo rituale nel quale il mito non rappresenta più il ricordo di una civiltà perduta, ma una possibile mappa per coloro che devono inventare un nuovo mondo.
In un mondo che deve ricominciare da capo, Mythomorpho pone una domanda: se tutto ciò che conosciamo scomparisse, quali storie sceglieremmo di portare con noi per costruire il futuro?






