In un mondo che ha già affrontato il proprio collasso, l’umanità che resta si muove tra le rovine alla ricerca di un nuovo inizio . In Mythomorpho, la Compagnia dei Folli immagina una società post-apocalittica che tenta di ricostruirsi attraverso la riscoperta di antichi miti, non come storie distanti, ma come strumenti viventi per comprendere l’esistenza, la comunità e la sopravvivenza.
In un paesaggio sospeso tra memoria e rinascita, emergono figure archetipiche come guide per una civiltà fragile: il fuoco proibito della conoscenza rubato da Prometeo diventa il simbolo del bisogno umano di rischiare per evolversi, Pandora viene reinterpretata attraverso la lente dello stigma come la figura della donna storicamente additata come portatrice di sventura. Il Minotauro diventa l’incarnazione della paura dell'”altro”: l’ignoto, l’ibrido, l’escluso, interrogandosi su chi definisce la mostruosità e chi è condannato a portarla. Attraverso Persefone, lo spettacolo esplora il tema del trauma femminile e la possibilità di affrontarlo e trasformarlo, passando dal rapimento e dalla perdita verso la consapevolezza, la resilienza e la rinascita ciclica.
Con l’uso di maschere-esoscheletri, teatro fisico, trampoli, danze verticali, giochi pirotecnici e di fuoco e immagini visive suggestive, lo spettacolo crea uno spazio rituale in cui i corpi diventano simboli e la trasformazione diventa linguaggio. Il palcoscenico si trasforma in una soglia tra passato e futuro, dove il mito non è più un ricordo di civiltà perdute, ma una mappa per coloro che devono inventare un nuovo mondo.
Mythomorpho è concepito come un rito collettivo: un viaggio in cui la comunità riscopre, attraverso la narrazione mitologica, nuove forme di identità, relazione e appartenenza. In assenza di certezze, il mito diventa un vocabolario condiviso, un modo per dare un nome alla paura, immaginare la speranza e plasmare la possibilità di un futuro.













